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Aus: Il Secolo XIX, Genua, 28. Oktober 2005

Attenti alla Merkel, il cancelliere stupirà

Gerd Langguth

 

La Germania è stata, mer molti anni

uno dei Paesi più stabili dal punto

di vista dei partiti politici. I due

partiti popolari più grandi raccoglievano

insieme, ai tempi d’oro,

più del 90% dei voti. Ora hanno raggiunto

solo il 70% e il risultato elettorale ci regala

una coalizione che, prima delle elezioni federali,

tutte le forze politiche avevano respinto.

A guidarla sarà una donna, una tedesca dell’Est,

e per di più protestante.

Molti nutrono solidi e fondati dubbi sul

fatto che Angela Merkel possa diventare un

cancelliere forte. Nella sua biografia politica,

questa donna è stata sempre sottovalutata.

Ogni cancelliere federale tedesco - anche Gerhard

Schröder - ha cominciato il suo percorso

politico partendo da una posizione di debolezza.

È probabile che Angela Merkel, dopo

una serie di “complicazioni della vita”, acquisirà

una statura da cancelliere che sorprenderà

tutti.

La Germania, a livello federale, ha poca

esperienza di grandi coalizioni. La prima volta,

dal 1966 al 1969, si è giunti a una Grande

Coalizione in cui alla

Cancelleria andò il

cristiano-democratico

Kurt Georg Kiesinger

e il socialdemocratico

Willy

Brandt divenne vicecancelliere.

In realtà,

la Grande Coalizione

di allora fu una sorta

di prova generale

per la Spd, che consentì

ai socialdemocratici

di dimostrare

la loro capacità a governare.

Poi, si arrivò

a una Piccola Coalizione

di governo formata

dalla Spd e dai

liberali della Fdp.

Solo Helmut Kohl

riuscì nell’intento,

nel 1982, di far virare

la nave governativa

di nuovo verso

una rotta cristiano-democratica.

Se l’unità tedesca del 1989-90 non avesse

dato, ancora una volta, una nuova spinta a

quel governo, probabilmente, Kohl non sarebbe

riuscito a rimanere 16 anni al potere.

I piccoli partiti erano, a livello federale, solo

un partner di maggioranza per uno dei due

partiti più grandi: la Fdp lo fu per la Cdu, a

parte l’intermezzo dal 1969 al 1982 a fianco

della Spd, e i Verdi lo sono stati per la Spd

nel periodo 1998-2005. La circostanza, però,

che i postcomunisti della Pds, in seguito all’alleanza

elettorale con i transfughi dalla Spd

siano riusciti a entrare al Bundestag con un

loro gruppo parlamentare, oltre al fatto che

adesso sono cinque i partiti rappresentati in

parlamento, rende più difficile l’aritmetica di

una coalizione.

Ciò che appariva impensabile nella confusione

delle settimane dopo il voto, sta diventando

lentamente realtà: una seconda Grande

Coalizione nella storia della Repubblica federale.

Guardiamo, anzitutto, alla

composizione del nuovo governo: al fine di

gettare un ponte alla Spd verso una partecipazione

di governo, ai socialdemocratici è

stata concessa la metà dei 16 ministeri, anche

se la Cdu-Csu poteva far valere un vantaggio

dello 0,9 % (circa 450.000 voti). Il presidente

della Spd e futuro ministro del lavoro

Franz Müntefering è diventato, allo stesso

tempo, vicecancelliere. È stato particolarmente

difficile riuscire a trovare nelle file

della Spd un politico in possesso di qualificate

esperienze di politica estera. Ad occupare

questa prestigiosa carica sarà adesso Frank-

Walter Steinmeier, finora capo della Cancelleria.

La Cdu-Csu è rappresentata nel governo

da otto componenti: fra questi il cancelliere

e il ministro per la Cancelleria. Mentre la Spd

ha otto ministri con portafoglio, la Cdu-Csu

ne ha sei, due dei quali appartengono alla

Csu bavarese. Va notato, inoltre, che a far

parte di questo governo sono i tre presidenti

dei partiti che lo compongono, Müntefering,

Merkel e Edmund Stoiber.

Con ciò Angela Merkel non è solo circondata

da amici: ancora prima che si aprissero

le trattative per la formazione della futura

coalizione, il governatore della Baviera ha annunciato

che non si può attribuire al cancelliere

una capacità decisionale nell’azione di

governo. Anche se sul piano formale ha ragione,

questa dichiarazione è superflua e ha

suscitato l’impressione che si volesse indebolire

Angela Merkel.

Secondo l’articolo 65 della Costituzione c’è

una precisa competenza decisionale che il

cancelliere deve avere e, allo stesso tempo,

ogni ministro ha la responsabilità della gestione

delle competenze del suo dicastero.

In caso di divergenze di opinione, le decisioni

vengono assunte nel governo in maniera collegiale.

Quando si verificano contrasti all’interno

della coalizione, l’organo decisionale

chiamato a dirimere è in pratica la cosiddetta

commissione di coalizione, anche se questa

non è prevista dalla Costituzione. In essa figurano

i rappresentanti della Cdu-Csu e Spd,

ma anche i presidenti dei gruppi parlamentari

e i segretari dei rispettivi partiti.

Riuscirà Angela Merkel, attraverso questa

costruzione, a conquistare un suo profilo?

Questo compito sarà per lei molto difficile.

La Merkel gode di presupposti migliori di

quelli dell’allora governatore della Bassa Sassonia,

Gerhard Schröder. Quest’ultimo, fino

al 1998, si è messo in evidenza solo grazie

alle attività politiche regionali. Angela Merkel

ha potuto acquisire diverse esperienze

internazionali in qualità di ministro dell’Ambiente

durante il governo Kohl, in particolar

modo in relazione al negoziato di Kyoto. Anche

come presidente della Cdu, si è confrontata

in modo decisivo con la politica europea,

per esempio nella scelta del presidente della

Commissione Ue.

Angela Merkel è una maniaca dei dettagli,

cosa che può costituirle un problema, giacché

il pericolo consiste nel fatto che lei, nella

sua qualità di cancelliere, potrebbe non evidenziare

in maniera chiara l’essenza delle

grandi linee politiche. Angela Merkel si compiace,

però, di brillare nelle trattative sul parterre

internazionale proprio per la sua conoscenza

dei dettagli. In questo modo può sviluppare

anche uno charme finalizzato ai suoi

scopi. Silvio Berlusconi, Jacques Chirac o

Tony Blair non avranno, in nessun modo, gioco

facile con lei. Proprio nel campo della politica

internazionale ed europea, ogni capo di

governo ha una particolare possibilità di definire

il proprio profilo. Di ciò si è giovato anche

Gerhard Schröder.

Molti non si attendevano che, a dispetto

del deludente risultato elettorale, Angela

Merkel sarebbe riuscita finora a mantenere

serrate le file della Cdu-Csu. Per riuscire in

questo ha puntato con grande coraggio tutto

su una carta: due giorni dopo il voto si è

fatta di nuovo eleggere a scrutinio segreto

alla presidenza del suo gruppo parlamentare

con tre soli voti contrari. Ha così consapevolmente

corso il rischio che l’irritazione interna

al partito sfociasse in una sua rielezione

con una cattiva percentuale, fatto che l’avrebbe

indebolita nello scontro con la Spd e

non le avrebbe forse permesso di ottenere

oggi la designazione a cancelliere.

Anche per lei dovrebbe valere il fatto che,

quando si ricopre una funzione, con il tempo

si acquista prestigio. Ogni carica dello Stato

porta con sé una propria aura e la cosa vale

anche per una fredda scienziata venuta dall’est

della Germania, che non ha profonde radici

cristiano-democratiche. Come studiosa

di scienze naturali, dunque libera da condizionamenti

ideologici, la Merkel può scrollarsi

di dosso i pregiudizi politici, diversamente

da quanto poteva

fare la “quercia” che

rispondeva al nome

di Helmut Kohl. Il

pragmatismo della

Merkel le renderà

possibile la realizzazione

dei compromessi

necessari in

una grande coalizione.

All’inizio, probabilmente,

agirà ancora

come moderatrice,

ma con il

tempo acquisirà

sempre maggiore

autorità.

Tutto ciò è sufficiente

per un efficiente

lavoro di governo?

Il pericolo

che corre una Grande

Coalizione risiede

nel fatto che le decisioni

vengono prese

solo sulla base di un minimo comune denominatore.

Oltre al futuro cancelliere, anche

i socialdemocratici devono essere interessati

ad un successo politico, altrimenti il loro

elettorato diserterà a sinistra. Il Partito della

Sinistra, con la sua quota vicina al 9%, deve

rappresentare un particolare segnale d’allarme

per la Spd. Il pericolo, per i due futuri

partiti di governo, consiste nel fatto che a

partire dal primo giorno essi si lancino in una

campagna elettorale per posizionarsi meglio

in vista delle elezioni per la Cancelleria tra

quattro anni.

La pressione esterna - in particolare causata

dall’enorme indebitamento dello Stato e

dagli esausti sistemi di protezione sociale -

è così elevata, che questa coalizione non può

esimersi dal compiere le riforme. È interessante

il fatto che la Spd abbia ottenuto quei

ministeri nei quali si dovranno apportare i

tagli più dolorosi nel campo della politica sociale.

Il ministro delle Finanze socialdemocratico

- per ciò che è di sua competenza -

dovrà convincere il suo partito ad appoggiare

i tagli sul piano sociale. La Cdu-Csu occupa

invece quei ministeri che sono collegati alle

tematiche dello sviluppo (politica economica,

ricerca, tecnologia, politica dell’istruzione),

in aggiunta all’importante ministero dell’Interno.

La politica tedesca continuerà a rimanere

appassionante.

(Traduzione di Francesca Bolino)

Gerd Langguth, politologo, insegna all’Università

di Bonn ed è autore di una recentissima

biografia di Angela Merkel.