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aus: aspenia, Aspen-Institute Italien, Italien, Oktober 2005, Seite 327-332. siehe auch Homepage www.aspeninstitute.it

LE LETTURE DI ASPEN

Angela Merkel e il socialismo tedesco: un tentativo di chiarimento

di Gerd Langguth

 

Ritenuta un tempo la pupilla di Helmut Kohl, nel 2002 Angela Merkel aveva dovuto

cedere la candidatura a cancelliere al primo ministro bavarese Edmund Stoiber

(CSU). Ora sarà la prima donna cancelliere della Repubblica federale di Germania.

 

Crescere nella RDT.  Ma chi è veramente questa donna che in 15 anni di carriera politica

ha bruciato tutte le tappe? Per cercare di comprenderla meglio è fondamentale

partire dalla sua biografia, e in particolare dal padre, pastore protestante. Angela

Dorothea Kasner (questo il suo nome completo da ragazza) nacque ad Amburgo il 17

luglio 1954, ma già tre settimane dopo venne portata a Quitzow, un paesino di trecento

abitanti nella regione di Prignitz, nel Brandeburgo (Repubblica democratica

tedesca). Lì suo padre, Horst Kasner, aveva ricevuto il suo primo incarico di pastore

dopo gli studi di teologia ad Amburgo; e tre anni dopo si trasferì a Templin, nella regione

di Uckermark.

 

A prima vista sembrerebbe una scelta singolare, dato che soltanto nei primi cinque

mesi di vita di Angela Merkel ben 180.000 cittadini fecero il percorso inverso, fuggendo

dallo Stato socialista dei “lavoratori e contadini”. Ma nella RDT, dove le

chiese erano considerate relitti di un ordine sociale borghese e “reazionario”, vi

era una crescente carenza di pastori e alcuni prelati si spostavano volontariamente

da ovest verso est. Molti lo facevano perché, nonostante i numerosi problemi,

pensavano che nell’ambito del regime della RDT fosse possibile realizzare una sorta

di cristianesimo delle origini, basato sui principi socialisti. Non si sa se queste

fossero anche le motivazioni di Horst Kasner, che su questo punto ha sempre mantenuto

uno stretto riserbo.

 

Nel 1958 Kasner andò a dirigere il cosiddetto “Collegio pastorale” di Templin, un

istituto di formazione per pastori evangelici che era anche un noto centro spirituale.

Certo è che in seguito fu definito “Kasner il rosso”, per via dei suoi tentativi di dialogare

con il regime della RDT. Divenne persino membro del consiglio direttivo di una

“fratellanza” di pastori – il cosiddetto “Circolo di lavoro del Weißensee” – che intendeva

collaborare con le autorità statali ed era politicamente nell’orbita del regime.

La casa dei genitori di Angela Merkel deve essere stata senza dubbio molto vivace

politicamente.

 

Sempre la prima della classe. Secondo alcune informazioni,

confermate da suoi compagni di scuola, gli anni dell’adolescenza

di Angela Merkel furono tutto sommato felici. Angela

si accorse presto che in uno Stato ateo la figlia di un pastore

protestante era trattata diversamente, sia dai compagni che

dagli insegnanti, rispetto ai “figli dei lavoratori”, coccolati dal

Partito socialista unificato (SED). In ultima analisi, però, la situazione

volse a suo vantaggio: sua madre Herlind, insegnante

di inglese e latino – che in quanto moglie di un pastore non

poteva insegnare in una scuola statale e alla quale quindi era

di fatto vietato lavorare – incitava costantemente la figlia a ottenere

il massimo nella carriera scolastica, insistendo che come

figlia di un pastore doveva essere migliore degli altri, perché

altrimenti non avrebbe potuto studiare nello “Stato dei lavoratori”.

È evidente che Angela Merkel interiorizzò sin dagli

inizi questo desiderio di primeggiare, tanto da essere giudicata

da un suo ex insegnante come una “studentessa eccezionale,

ideale”. Otteneva ottimi voti in quasi tutte le materie (a eccezione

della ginnastica), ma non era considerata una “secchiona”:

per esempio, lasciava copiare i suoi compagni.

 

Sul piano dell’aspetto fisico, non attirava immediatamente l’attenzione,

ciò che corrispondeva a una seconda regola fondamentale

che i suoi genitori le avevano inculcato: non apparire

mai troppo, non “uscire dal ruolo”. Vi era infine una terza regola,

per alcuni versi collegata alla precedente, che le torna

utile anche oggi nel mondo politico: le era vietato coltivare un

suo pensiero personale che si discostasse da quello dominante

nel mondo della politica. Grazie a questa regola imparò a

“fingere e dissimulare”, a occultare le sue vere idee. Da questo

atteggiamento deriva anche la sua tendenza, evidente ancora

oggi, ad accettare in apparenza interferenze nella propria

vita privata, raccontando molto ma allo stesso tempo comunicando

poco di sé.

 

I primi passi nella politica. Sia durante gli studi di fisica a

Lipsia che nel periodo trascorso all’Accademia delle Scienze

a Berlino Est, la Merkel è sempre apparsa diligente e socievole,

e viene descritta riservata e timida ma anche contenta della

sua vita. Ai suoi insegnanti, compagni di studio e colleghi

 di lavoro dell’Accademia non è mai apparsa come un potenziale leader. Tuttavia, e di

questo oggi non parla affatto volentieri, durante il periodo scolastico e dell’Accademia

era non solo iscritta all’organizzazione giovanile comunista della SED (FDJ), ma

aveva anche incarichi direttivi. Qualcuno ricorda addirittura che Angela era una

agitprop, ma lei lo nega nel modo più assoluto, ribadendo di essersi occupata soltanto

di organizzare spettacoli teatrali e manifestazioni sociali.

 

Del resto, l’iscrizione alla FDJ era una condizione preliminare per poter studiare.

Nonostante non fosse certo una contestatrice, va rimarcato che quando al compositore

Wolf Biermann fu ritirata la cittadinanza, sia Angela Merkel che la sua cerchia di

amici dell’università di Lipsia assunsero un atteggiamento piuttosto critico verso il

sistema della RDT. Tuttavia, la Merkel non fece niente per sfidare seriamente, anche

nel suo piccolo, lo Stato socialista, malgrado affermi di essere andata a votare per l’elezione

della Camera popolare della RDT, gesto che era considerato un inconfondibile

segno di protesta e che dimostrava già una certa dose di coraggio.

 

La svolta dell’attivismo politico avvenne soltanto alla fine del 1989, alcuni giorni prima

di Natale, quando ormai il regime era finito. Dopo aver inizialmente guardato con

scarso interesse alla PDS, il partito del socialismo democratico costituito nella Germania

dell’Est nel 1989 – oggi Die Linke – aderì al Demokratischer Aufbruch (Risveglio

democratico), un partito politicamente ben radicato che alcuni mesi dopo si

alleò con la CDU nell’ambito dell’“Alleanza per la Germania” per le prime e allo stesso

tempo ultime elezioni libere della Camera nella RDT.

 

Quella che segue è la storia ben nota di una carriera politica in rapida ascesa: vice

portavoce del governo dell’ultimo governo della RDT sotto Lothar de Maizière, deputata

del Bundestag, ministro per le Donne e la Gioventù, ministro dell’Ambiente,

quindi, dopo le elezioni perse dalla CDU/CSU, segretario generale nonché presidente

del partito e del gruppo parlamentare della CDU.

 

Perché l’irresistibile ascesa della Merkel? Ma quali sono i motivi di questa rapidissima

ascesa? Le ragioni risiedono, almeno in parte, nella caparbietà e ostinazione con

cui la Merkel persegue i suoi obiettivi, secondo le lezioni apprese dai genitori fin da

bambina. La sua forte volontà di conquistare il potere – aspetto che condivide con Kohl

e Schröder – si intreccia con la necessità di dimostrare di essere migliore degli altri.

Anche se Angela Merkel non ammette questi suoi tratti caratteriali, come del resto molti

altri leader, è indirettamente tradita dalle sue azioni: ad esempio, il famoso articolo

pubblicato dal Frankfurter Allgemeine Zeitung il 22 dicembre 1999, in cui esortava il

suo partito a rendersi indipendente dal presidente onorario Kohl. L’articolo distrusse

completamente il rapporto tra il vecchio cancelliere e il suo “amico” di un tempo Wolfgang

Schäuble, e contribuì alla sconfitta politica di entrambi. In un’intervista rilasciata

al Berliner Zeitung nel luglio 2004, la Merkel (laureata in fisica) ha dichiarato: “Un

tempo desideravo avere il potere, quello sulle molecole. Mi interessa la struttura delle

cose. Ora questo interesse lo rivolgo verso un settore completamente diverso”. Come

molti altri colleghi, Angela Merkel è “politica-dipendente”, vittima di quella droga che

è il potere. Politica sette giorni su sette, 24 ore al giorno: questa è la sua vita.

 

Efficienza e razionalità, forse anche troppa. Un’ulteriore ragione del suo successo

è il modo in cui affronta le sfide. La scienziata della natura “senza ideologie” è,

diversamente dallo storico Kohl, una generalista senza alcun preciso riferimento storico.

Nei momenti decisivi della sua vita è stata sempre in grado di valutare le scelte

in modo obiettivo e razionale, come lei stessa descrive: “Credo di essere coraggiosa

nei momenti decisivi. Ma ho bisogno di tempi lunghi e cerco quanto più possibile

di riflettere prima di agire”. Questa razionalità contraddistingue anche il suo stile politico

e la sua immagine della società: Angela Merkel parte dal presupposto che una

società debba funzionare in modo efficiente, quasi meccanico, sottovalutando leggermente

il bagaglio di esperienze e i modelli comportamentali consolidati che sfuggono

a un’analisi razionale e oggettiva. Non si concentra su una specifica immagine

del futuro, bensì sulla soluzione di problemi concreti, applicando criteri di efficienza.

Da questo punto di vista, la Merkel corrisponde alla tipologia del politico “moderno”,

ed è ben lontana dalle forme espressive tradizionali, legate ai valori dei classici

politici della CDU, aspetto che le aliena parte dell’elettorato tradizionale del suo

partito e che le ha procurato la reputazione di donna “gelida”.

 

Le convinzioni di Angela Merkel sono dettate dall’esperienza negativa del socialismo

reale, della sua economia precaria e dell’eccessiva ideologizzazione della vita che caratterizzava

il regime nella RDT. Per questo la Merkel pensa in termini di libertà e responsabilità

individuale; più che dai tradizionali valori del “capitalismo puro” della

Germania occidentale, è influenzata dall’immagine negativa del socialismo da lei vissuta

in prima persona, e in questo senso si ispira più al patrimonio di idee del liberismo

economico che non all’insegnamento sociale di matrice cattolica. Il suo credo

politico-economico (un’economia di mercato guidata dai criteri dell’efficienza) l’ha

portata a contrastare, anche qui senza ricorrere a una politica ostruzionistica di principio,

le riforme sociali e del mercato del lavoro estremamente impopolari che sono

state promosse dal governo rosso-verde, in particolare la cosiddetta “legge Hartz IV”

(la riforma del mercato del lavoro); senza però mai condannarle in modo troppo duro.

A suo giudizio, infatti, quegli accordi rappresentano soltanto un primo piccolo

passo nella giusta direzione, ma non riusciranno, nel lungo termine, a eliminare i problemi

strutturali dell’economia e del mercato del lavoro della Repubblica federale.

Questa esigenza di cambiamenti radicali, di un distacco dalle posizioni sociali tradizionalmente

care all’elettorato della CDU, ha portato la Merkel a scontrarsi spesso con

i propri compagni di partito e soprattutto con la CSU.

 

Un’americana in Germania. Speculare all’immagine negativa del socialismo nella

visione di Angela Merkel è l’immagine positiva dell’America. Proprio la sua esperienza

del socialismo della RDT, con le sue difficoltà quotidiane, l’ha portata infatti a

maturare una visione molto positiva degli Stati Uniti e del valore del rapporto transatlantico:

fenomeno peraltro comune a molti cittadini dei paesi dell’Europa centrale

e orientale che si sono trovati a vivere nel blocco sovietico. Angela Merkel ricorda

ancora molto bene che senza la decisiva presa di posizione dell’allora presidente

degli Stati Uniti George Bush padre, l’unità tedesca non si sarebbe realizzata, o comunque

non così rapidamente.

 

Questo filoamericanismo di fondo è emerso anche nel 2002, quando la Merkel si è

espressa a favore della politica americana in Iraq; dichiarazioni per le quali è stata

schernita dai media tedeschi, che l’hanno dipinta come una “americana in Germania”.

Contrariamente a molte insinuazioni, però, non ha mai preteso un impegno delle

truppe tedesche nell’ambito della “coalizione dei volenterosi” a fianco degli USA,

ma con le sue aspre critiche al governo rosso-verde ha comunque trasmesso l’impressione

di appoggiare complessivamente la politica americana.

 

Il direttore dell’Opera di Berlino Michael Schindhelm, ex collega di lavoro di Angela

Merkel presso l’Accademia delle Scienze, l’ha definita una volta “quasi una sorellastra

di Parsifal”: “una donna che, pur vivendo un’intensa carriera pubblica da ben

15 anni, nessuno conosce”. In effetti, il suo carattere e la sua personalità restano ancora

un enigma per buona parte dei cittadini, proprio perché l’immagine proiettata di

Angela Merkel non è riconducibile a un qualche modello tradizionale del panorama

politico tedesco. Per molti è ancora sorprendente che da pupilla di Kohl sia diventata

un potente leader politico. Secondo Schindhelm, Angela attraversa incolume il

percorso costellato di insidie della politica dominata dagli uomini proprio “perché

non sa nulla di pericolo e insidie”, e quindi “attraversa felicemente il tenebroso muro

della politica tedesca”. Questa affermazione non è però del tutto corretta: ciò che

contraddistingue il nuovo cancelliere è una straordinaria capacità di apprendimento

e una enorme e consolidata risolutezza che si nutre, tra le altre cose, di quella droga

che è il “potere”: nessuna donna del mondo politico tedesco conosce i pericoli e le

insidie bene come Angela Merkel. Gerd Langguth _

 

Gerd Langguth, Angela Merkel, Deutscher Taschenbuch Verlag, Monaco di Baviera, giugno 2005.