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aus: EUROPA 23-11-2005, Italien

«Sorprenderà l’europeismo di Merkel»

GERMANIA Per Gerd Langguth, il biografo della nuova cancelliera, l’esecutivo durerà l’intera legislatura

 

«Le rivalità interne alla Cdu/Csu si sono attenuate, e ora Angela potrà governare più serenamente, anche perché Stoiber, a Monaco di Baviera, sarà per lei meno ingombrante. La Spd, invece, combatterà da dentro e da fuori il governo, come dimostra l’elezione di diversi membri della sinistra interna ai vertici del partito».

di DANIELE CASTELLANI PERELLI

            «Vedrete che Angela sarà più europeista di Schröder. Sono convinto che continuerà nella politica di Helmut Kohl e della Cdu». Gerd Langguth, biografo ufficiale di Angela Merkel (il libro, uscito quest’estate, verrà tradotto ora anche in cinese), non nasconde il suo ottimismo verso il nuovo esecutivo: «Può durare tutti e quattro gli anni, anche perché le rivalità interne al partito si stanno attenuando». Piuttosto, è la Spd che potrebbe essere tentata di abbandonare l’impresa, visto che è la Cdu/Csu ad esprimere il Cancelliere e a prendersi le maggiori responsabilità. Tuttavia tra lei e Matthias Platzeck, il nuovo presidente della Spd, ci sono molte cose in comune: «Entrambi pragmatici, laureati in materie scientifiche – ci spiega Langguth, che insegna scienze politiche a Bonn e che è stato anche deputato della Cdu – sono entrati tardi nei loro partiti.

Ed entrambi vengono dall’Est».

Tra i deputati della Grande coalizione che la sostiene, Angela Merkel ha ottenuto 397 voti su 448. Un buon inizio?

Se il 90% è un buon risultato...

È più di quanto qualcuno si aspettava, ed è abbastanza per governare la Germania, visto che ha ottenuto molto più della maggioranza dei voti del Bundestag, che è 308.

Si aspettava che la nuova cancelliera avrebbe aggiunto al suo giuramento la formula «so wahr mir Gott helfe», «così Dio m’aiuti», che secondo la Legge fondamentale tedesca è facoltativa?

Per un politico cristianodemocratico è una cosa scontata. Se non l’avesse recitata sarebbe nato uno scandalo nel suo partito. Gerhard Schröder non la pronunciò, ma per i cancellieri della Cdu è una tradizione.

Qual è l’atmosfera in Germania? Prevale la paura che il governo non possa durare quattro anni o la sensazione di essere di fronte a una vera chance riformista?

Entrambi gli aspetti convivono. Aggiungo che hanno destate un po’ di sorpresa le proposte di politica economica e sociale lanciate la scorsa settimana dalla Cdu/Csu e dalla Spd. L’aumento dell’Iva era stato già annunciato dalla Cdu in campagna elettorale, ma solo di due punti percentuali, non di tre, e questo significa che la Grande coalizione è più severa del previsto. Personalmente credo che il governo possa durare tutti e quattro gli anni, ma tra due anni si comincerà a fare un bilancio, e la Cdu/Csu potrebbe verificare che Verdi e liberali hanno più voglia della Spd di stare al governo. Tuttavia, anche in questo caso, sarebbe sicuramente la Merkel a guidare l’esecutivo.

Di recente lei ha sostenuto che potrebbero rappresentare un ostacolo, per la nuova cancelliera, i suoi nemici interni al partito: Roland Koch, Wolfgang   Schäuble, Friedrich Merz e Edmund Stoiber. A che punto è la battaglia?

L’anziano Schäuble, che è tornato a fare il ministro degli interni, è più pericoloso degli altri. Ma tutto dipenderà dal successo della Grande coalizione, dal consenso della gente e dai risultati elettorali nei Länder.

Al momento credo che un’eventuale opposizione interna non sia per lei un rischio concreto, anche perché la Cdu/Csu è un partito filogovernativo, moderato, borghese, mentre la Spd è più ideologizzata. Nelle ultime settimane, poi, il governatore dell’Assia Roland Koch le è stato di grande aiuto, anche perché si sente in concorrenza con il governatore della Bassa Sassonia Christian Wulff, con il quale dovrebbe duellare nel caso in cui Angela Merkel dovesse fallire.

Il fatto che il rivale Stoiber rimanga in Baviera è un problema in meno per la cancelliera?

Sì, perché ora Stoiber deve combattere per se stesso, ed è in grande crisi dopo il balletto tra Berlino e Monaco.

La Spd ha appena eletto diverse figure della sinistra interna ai vertici del partito. E il presidente ha assicurato che la Grosse Koalition non sarà «un matrimonio d’amore». La Spd si sta preparando a combattere sia da dentro che da fuori il governo?

È proprio così, e può rappresentare un pericolo per la Merkel. In questo momento la Spd ha bisogno di manifestare una identità forte, soprattutto perché ha avuto una emorragia di voti a sinistra, verso il partito di Lafontaine.

Per la Cdu questa identità è più facile da esprimere, perché, con la Merkel a capo dell’esecutivo, si identifi- ca di più nel governo.

Il desiderio della Merkel, piuttosto criticato, di rispettare i criteri di Maastricht può essere letto come un segno di europeismo?

Penso di sì, e aggiungo che secondo me sarà più europeista di Schröder. Anche se molti non sono d’accordo, sono convinto che continuerà nella politica europeista di Helmut Kohl e della Cdu.

Lei è il suo biografo. Cosa starà provando in questo momento Angela Merkel?

Per lei è una situazione unica. Credo che sia molto orgogliosa di questo successo, ma per carattere non sa esprimere questa felicità.

Anche Matthias Platzeck, il nuovo presidente della Spd, è un “Ossi”, viene dall’Est. Una bella vittoria per dei cittadini che, quest’estate, erano stati definiti dei «frustrati» da Stoiber. Hanno qualcosa in comune Platzeck e Merkel?

Assolutamente sì. La vera differenza è che Platzeck parla con più serenità del suo passato nella Ddr, ma per il resto entrambi vengono da famiglie borghesi e hanno studiato in facoltà scientifiche. Hanno cominciato la loro carriera politica durante Die Wende, “la svolta”, i mesi della caduta del muro, e quindi entrambi sono entrati tardi nei loro partiti (Platzeck militava anzi nei Verdi orientali). Sono, infine, dei politici pragmatici.